sabato 7 settembre 2013

TUTTO COMINCIÒ COSÌ…


Circa sessanta anni fa, erano gli anni del dopoguerra, avere la lavatrice in casa era un lusso di pochissimi, miraggio e desiderio inconfessato di ogni donna. I panni si lavavano a mano, ogni quartiere aveva il suo lavatoio, che era luogo d’incontro, di chiacchiere e racconti. Ai gesti antichi di insaponare e strizzare i panni, si accompagnavano le storie del quartiere, le buone novelle di nascite e matrimoni, il conforto nel pianto per le malattie e i lutti. La vita.
Poi col progresso e il boom economico, gradualmente i lavatoi sono stati abbandonati, cancellati dalla memoria collettiva, come se fossero la testimonianza di un passato povero di cui vergognarci.

L’attuale lavatoio di Porta Fiorita, era noto anche come il lavatoio della Fonte di Capone o della fonte di Craniso.  Da documenti del 1526 apprendiamo che furono i priori del vicino convento a concedere l’utilizzo di una cannella d’acqua dal condotto che serviva la loro comunità. Da un altro documento, datato 1836, sappiamo che tale cannella d’acqua serviva a uso del lavatoio. 
La fonte, addossata alle mura civiche, presenta lo stemma della famiglia Brettoni (Gatti) e un altro stemma cancellato. La vasca rettangolare è alimentata da un bocchettone semisferico con cannella, l’esubero dell’acqua defluisce verso il lavatoio. (L’illustrissima città di Viterbo, Mauro Galeotti, 2002)

Purtroppo, nonostante la sua storia antica, il lavatoio era ridotto in questo stato.
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Trovandosi a passare quasi ogni giorno lì davanti, Lucio Matteucci, presidente e ideatore di Viterbo Civica, decise d’intervenire, non potendo più sopportare l’oltraggio alla bellezza che Viterbo era costretta a subire. Decise di farlo semplicemente pulendo e ridipingendo le pareti del lavatoio. Coinvolse un amico e in una canicolare giornata d’agosto, quando solitamente tutti sono al mare, impiegarono il loro tempo a ridipingere il lavatoio. Se vogliamo un gesto da matti ma che ha innescato una catena di entusiasmo nella cittadinanza, da quel momento tanti sono i volontari che si sono uniti per restituire dignità agli antichi monumenti di Viterbo.
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